giovedì 11 giugno 2015

Sono un prodotto della maternità surrogata


 
Sono contraria alla maternità surrogata. Ritengo si tratti di una forma di mercificazione della donna, ridotta ad alienata macchina riproduttrice  e di   un'inaccettabile modalità di compravendita di neonati, spesso destinata a provocare ripercussioni, per lo più sottovalutate, anche sui fratelli e sulle sorelle di questi ultimi.
Propongo qui, pertanto, la traduzione di un breve articolo sull'impatto negativo di questa pratica sulle stesse madri e sui loro figli, riservandomi, eventualmente, di riprendere la trattazione dell'argomento.
 
 
"Sono un prodotto della maternità surrogata"
 
 
Testimonianze. Madri surrogate pentite, bambini che soffrono: si svela il lato nascosto della maternità surrogata e una petizione internazionale ne chiede l'abolizione.
 
"Sono stata comprata e venduta. Nessun eufemismo può occultare la verità". Sul suo blog: "Il lato nascosto della maternità surrogata" (http://theothersideofsurrogacy.blogspot.it/), Jessica Kern si definisce un "prodotto" della gestazione per altri. Sul blog esprime una sofferenza che non riesce a superare: quella di essere stata "abbandonata" dalla madre biologica.
La trentenne americana non intrattiene più alcun rapporto con la donna che l'ha allevata. Con la mamma biologica, di cui ignorava l'esistenza e che ha rintracciato all'età di 26 anni, le relazioni si sono guastate. Bisogna dire che, in un modo o nell'altro, tutti si scagliano contro Jessica, che invece di mostrare riconoscenza per il fatto di essere nata, si dichiara pubblicamente contraria alla maternità surrogata.
Jessica Kern figura fra le firmatarie di un appello internazionale per l'abolizione della maternità surrogata (Stop Surrogacy Now) lanciato lo scorso 11 maggio da 16 associazioni di tutti gli Stati. Le firmatarie hanno diversa provenienza geografica e differente orientamento politico. Fra di loro vi sono soprattutto nomi prestigiosi della sinistra francese e attiviste indiane contro la tratta delle donne. Ma le presenze più sorprendenti sono quelle di Jessica Kern e di tre madri surrogate.
Maggiori informazioni sulle madri surrogate "pentite" si ricavano da un interessante film diretto da Jennifer Lahl, presidente del Centro californiano per la bioetica e per la cultura, promotrice della petizione internazionale.
Le donne statunitensi e canadesi di cui il film riporta le testimonianze hanno vissuto tutte le forme di maternità surrogata, ivi compresa quella definita etica, nella quale le donne si lasciano coinvolgere gratuitamente, per puro altruismo. Tutte se ne pentono amaramente. E molte evidenziano un problema sottovalutato: il turbamento che la maternità surrogata provoca negli altri figli.
Tanya, che ha voluto aiutare gratuitamente una coppia di sconosciuti, racconta il disappunto della figlia maggiore quando il tanto atteso neonato è sparito: "Come ho potuto pensare un solo istante di poter donare un poppante senza che mia figlia ne fosse turbata?"
Cinque anni più tardi, il bambino che ha portato in grembo le ha chiesto: "Abbiamo gli stessi capelli e gli stessi occhi. Perché hai dato via me, ma hai tenuto gli altri figli?"
Ben presto, per evitare questi spiacevoli problemi di attaccamento, l'industria della riproduzione ha sviluppato la maternità surrogata detta "gestazionale", nella quale la riproduttrice porta in sé l'ovulo della donatrice.
Questa tecnica, tuttavia, non evita i drammi.
 
Danni sottostimati
Ecco Heatler, madre gestante: "Guadagnare soldi aiutando una coppia infertile e restando a casa con i miei figli, mi è sembrata la soluzione ideale", dice. Dopo una serie di episodi dolorosi, ha partorito un bambino con disabilità, che la coppia committente ha rifiutato, ma che lei si è sentita "in dovere di accudire".
C'è anche Gail che ha litigato con il fratello, i cui gemelli portava in grembo: "Troverò pure un'altra cagna che metta al mondo i miei figli. Tu puoi anche abortire" le ha detto. Oggi soffre, perché fruisce soltanto di un diritto di visita dei gemelli.
Jennifer Lahl racconta di non aver cercato soltanto testimonianze negative. Ma la madre surrogata, ufficialmente felice, il cui biglietto aereo era già stato pagato, ha annullato all'ultimo istante la sua partecipazione alle riprese del film: timore di domande scomode?
"Le famiglie e l'industria della riproduzione esercitano una forte pressione su queste donne, affinché appaia soltanto il lato idilliaco della maternità surrogata", osserva la regista.
Questo non è l'unico lato. Oggi cominciamo a saperlo. Il film si conclude con i danni, fortemente sottostimati, provocati ai bambini. Soprattutto perché non vengono informati delle condizioni della propria nascita. Prendete ad esempio Jessica Kern: la madre adottiva è sud-coreana ed ha scelto il silenzio. Non le è stato perdonato.

Qui trovate la petizione internazionale contro la maternità surrogata:
http://www.stopsurrogacynow.com/the-statement/statement-italiano/#sthash.TwJWz4bo.dpbs

Qui, invece, trovate un'approfondita ed ottima inchiesta sulla maternità surrogata di Ricciocorno Schiattoso:
https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/03/28/il-corpo-della-madre-surrogata/

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